Articolo 889 del Codice Civile

Impianti e distanze legali

Codice Civile

L’Articolo 889 del Codice Civile definisce le distanze dal confine, di pozzi, cisterne e fosse di latrina. L’articolo spesso viene esteso agli impianti in generale.

Dispositivo dell’art. 889 del Codice Civile

Chi vuole aprire pozzi, cisterne(1), fosse di latrina o di concime presso il confine(2), anche se su questo si trova un muro divisorio, deve osservare la distanza di almeno due metri tra il confine e il punto più vicino del perimetro interno delle opere predette.

Per i tubi d’acqua pura o lurida, per quelli di gas e simili e loro diramazioni deve osservarsi la distanza di almeno un metro dal confine.

Sono salve in ogni caso le disposizioni dei regolamenti locali.

1) La disposizione concerne esclusivamente le cisterne interrate, o comunque ogni manufatto in muratura, anche non interrato, adibito per la raccolta delle acque.

2) A parere della giurisprudenza, si tratta di un elenco meramente esemplificativo.

Art 889 e presunzione di pericolosità

La distanza di almeno un metro dal confine è prescritta dall’art. 889, secondo comma, cod. civ., per l’installazione dei tubi dell’acqua, del gas e simili, giacché per tali condutture, aventi un flusso costante di sostanze liquide o gassose, il legislatore ha tenuto conto della loro potenziale attitudine ad arrecare danno alla proprietà contigua, stabilendo, con valutazione “ex ante”, una presunzione di pericolosità.

Tra dette opere non rientrano i tubi destinati all’illuminazione e i loro arredi per i quali, non espressamente contemplati nella menzionata disposizione, non soccorre la presunzione assoluta di pericolosità ed è, pertanto, necessario accertare in concreto la loro possibilità di cagionare danno.

(Cassa con rinvio, App. Catanzaro, 24/02/2005)
L’onere della prova del potenziale danno è ad esclusivo carico degli altri. Dunque le tubazioni dell’acqua, ad esempio, possono essere anche installate a distanze inferiori a 1m quando la pericolosità potenziale di danno è ragionevolmente nulla.

Muro divisorio e muro di confine

Nelle grandi città la realizzazione o la ricostruzione di edifici avviene, con una certa frequenza, in aderenza con altri esistenti, ed è quindi opportuno precisare che l’obbligo di rispettare le distanze legali, nella costruzione degli impianti di cui all’articolo 889 del codice civile, sussiste anche se tra i fondi contigui esiste un muro di confine e, in particolare, anche quando questo non è di proprietà comune ma appartiene al proprietario del fondo in cui vengono eseguite dette opere, come ha avuto modo affermare la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite nel 1975, con decisione n. 14 del 7 gennaio, così risolvendo un conflitto giurisprudenziale sino a quel momento in essere.

Le distanze nel condominio

Come ha avuto modo di affermare la stessa Corte di Cassazione, in particolare con decisione n. 8801 del 20 agosto 1999, il legislatore ha concepito le distanze di cui all’articolo 889 del codice civile con riferimento al rapporto tra fondi contigui e che, pertanto, le stesse male si adattano al diverso scenario e ai più ristretti spazi che caratterizzano l’ambito condominiale, dove necessariamente le diverse unità e proprietà immobiliari sono disposte non solo in senso longitudinale bensì anche latitudinale.

Tale diversità di fatto comporta la necessità di affrontare una prima problematica giuridica, ovvero quella del rapporto tra norme sulle distanze e norme sul condominio negli edifici, con particolare riferimento al dettato di cui all’articolo 1102 del codice civile, secondo il quale “ciascun partecipante può servirsi della cosa purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”.

L’applicazione pedestre di tale ultima disposizione, infatti, confligge con qualsiasi ipotesi di attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 889 codice civile sulle distanze, salvo che si tratti di distanze tra edificio in condominio e distinta proprietà confinante, per il quale ultimo caso la normativa dell’articolo 889 del codice civile trova piena attuazione.
La giurisprudenza, al riguardo dell’applicabilità delle norme in materia di vicinato (articoli da 869 a 1099 del codice civile) in concorrenza con quelle in materia di condominio (articoli da 1117 a 1139 del codice civile), in passato non si è espressa in modo univoco.
2022-06-17